UN’EUROPA A MISURA DI...

Non solo un modo per concedere alle donne la possibilità di raggiungere, per legge e per merito, i vertici decisionali spesso dedicati prevalentemente a candidati maschili ma anche l’opportunità di vivere diversamente la famiglia. Introducendo lo smart working, il lavoro flessibile da casa e un sistema di incentivi e disincentivi sui concedi parentali per un’equa distribuzione del lavoro di cura familiare tra uomini e donne.

Un’organizzazione del lavoro più flessibile e sovranazionale che non cancelli le formule di contratto già esistenti ma ne definisca una unica, disponibile per tutti sul web, che garantisca la riconoscibilità dei contributi e dell’anzianità. Tutto questo per sviluppare una rete virtuosa di scambi professionali senza barriere burocratiche, che faccia della mobilità una crescita e non una difficile impresa individuale.

L’introduzione del bilinguismo obbligatorio già in fase prescolare permette di diffondere l’apprendimento della lingua inglese per tutti e non solo per chi può permettersi corsi privati. L’inglese nelle scuole riesce ad abbattere le barriere linguistiche che ci escludono da molte opportunità lavorative e limitano la nostra possibilità di confronto con le altre comunità, nazioni e culture.

Un'Expo permanente che parta dal Made in Italy per diffondere un modello agroalimentare come cultura collettiva, per la valorizzazione delle eccellenze non solo italiane ma anche europee, in un’ottica di sviluppo comunitario per il benessere di tutti i cittadini dell’unione. La salvaguardia dei territori, il rispetto dell’ambiente e delle biotipicità come leve di crescita comune contro il degrado e le speculazioni edilizie.

Torna su ▲

ALESSIA MOSCA
due o tre cose su di me

Racconto di me attraverso le cose che ho fatto, perchè è il modo più concreto e meno retorico per presentare chi sono.
Vengo da una famiglia normale di un piccolo centro della Brianza e per me le vere opportunità, gli stimoli, la crescita sono arrivati dalla possibilità di muovermi e scoprire cosa stava fuori dal mio mondo.  La più grande occasione è stata uno stage al Parlamento europeo a Bruxelles quando avevo 21 anni presso l'ufficio della allora europarlamentare monzese Maria Paola Colombo Svevo, una guida e una maestra per me.
Da allora, ho imparato tanto,  ascoltando e studiando. Forse mi porto dietro ancora l’immagine della secchiona, ma sono orgogliosa di non aver perso la voglia di approfondire e di aver tratto ogni insegnamento possibile da quanti ho incontrato e che mi hanno supportata.
Quando sono stata eletta parlamentare ho cercato di mettere in pratica tutto ciò. Nelle proposte di legge (sul controesodo, sulle quote di genere dei consigli di amministrazione e sullo smart working) di cui sono stata promotrice  ho seguito sempre un metodo: proporre un’idea, coinvolgere chi ci stava, indipendentemente dall’appartenenza di partito, fare una consultazione pubblica con i soggetti interessati dalla norma, portare a casa il risultato. “Piccole intese”  chiare e finalizzate.
In questi sei anni il centro della mia attività è stato soprattutto il lavoro, in tante declinazioni: occupazione femminile, lavoro per i giovani, circolazione dei talenti, ma anche innovazione e agenda digitale. Perché l’Europa, adesso? Perché è a Bruxelles che viene deciso più del 70 per cento della normativa nazionale. Lì vengono stanziati i fondi, concordate le politiche, individuate le priorità. Come segretaria della Commissione lavoro dal 2008 al 2013  e come capogruppo in Commissione politiche europee dal 2013 mi è capitato di ascoltare le storie di molte persone - donne e uomini, imprenditori e libere professioniste, studenti e ricercatrici, impiegati e pensionate. Vedere quante aspettative erano state disattese, quanto entusiasmo per l’Europa si spegneva, quante risorse andavano sprecate. Per disinteresse, scarsa conoscenza, mancanza di informazioni, trascuratezza. E' un dovere oggi più che mai tentare di costruire un’Europa a misura dell’Italia, ma anche rendere praticabile l’Europa, imparando ad usarla nel modo giusto. Penso che l’unico modo per salvarci,  se vogliamo dare un’opportunità vera al nostro Paese, sia far sentire la nostra voce e promuovere dei cambiamenti  con credibilità e autorevolezza.
La passione con cui ho iniziato il mio stage a Bruxelles non mi ha mai abbandonata, anzi,  in un momento in cui l’Unione è in difficoltà, è cresciuta.
E per questo ho deciso che sia giusto rischiare, affrontando la  difficile corsa per il Parlamento europeo.


Torna su ▲

sostieni la campagna

Torna su ▲

SCARICA IL MATERIALE COORDINATO

Scarica l'ebook >