Dal Pd una difesa intransigente della Costituzione

alessiaSpesso le cronache dei media sono piene di osservazioni nei confronti del Pd e io per prima non ho mai mancato di far notare gli aspetti che non andavano. Con altrettanta chiarezza in questa occasione voglio sottolineare l’assoluta coerenza mostrata dal mio partito in difesa della Costituzione. Quando la Camera si è trovata a discutere prima e approvare poi, le norme sul legittimo impedimento che servono a sottrarre Silvio Berlusconi dal principio sacrosanto “La legge è uguale per tutti”, il Pd non ha fatto sconti. Con il 98% di presenze ha dato prova di sentire sulla propria pelle la delicatezza di una scelta che incide sui diritti di tutti gli italiani. Il discorso del segretario Perluigi Bersani, in tal senso, è stato magistrale. “È ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governate non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a processi in corso. Norme che non hanno astrattezza, se non in modo ipocrita, e che ignorano il principio di uguaglianza”, ha sottolineato rivolgendosi al Governo e alla maggioranza.
In quel momento mi sono emozionata e, ancora una volta, mi sono sentita orgogliosa di aver scelto di stare dalla parte che tutela i diritti e non calpesta le regole. L’applauso, a quel punto, è venuto spontaneo, così come di tutti quelli che ancora nel nostro paese mettono il rispetto delle regole - da parte di tutti - al primo posto del vivere civile.

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Non perdiamo un’altra occasione per parlare dei problemi veri

alessiaDa Il Riformista, 2 febbraio 2010

«Torno da una settimana al World Economic Forum di Davos con un misto di motivazioni e amarezza. Perché leggo sui giornali le solite polemiche trite e ritrite. E perché, per seguire questioni tutte autoreferenziali, pochissimi esponenti di governo e delle istituzioni italiane hanno fatto la propria apparizione al Forum. Non che il Forum faccia la differenza, ma è certamente un luogo dove ci sono lo spazio e il tempo per ascoltare e ascoltarsi, cercando soluzioni concrete che vadano oltre l’interesse di parte o dei singoli.
Tutti i partecipanti stranieri mi hanno confermato la sensazione che l’Italia sia il Paese dove miliardi di persone vorrebbero vivere. Per qualità della vita, gusto per la bellezza e tanti altri fattori di vantaggio competitivo che non riusciamo a valorizzare al meglio. I nostri migliori talenti invece se ne vanno, in fuga verso mete più adatte a premiare il merito. Al contempo, non sappiamo attrarre competenze straniere, soprattutto perché le condizioni di lavoro sono meno allettanti che altrove, la burocrazia è una macchina infernale e vale la logica del nepotismo sopra quella del merito.
Il presidente Sarkozy ha indicato nei nuovi cittadini immigrati una grande occasione di rilancio per un’Europa atrofizzata. Un’opportunità per recuperare freschezza e vitalità. Esattamente quello che serve all’Italia. Ma da noi il messaggio non passa e da anni impera l’equazione immigrazione=criminalità, dalla quale non riusciamo a schiodarci.

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Racconti da Davos / Calato il sipario su Davos, pesa l’assenza delle donne

alessiaL’ultimo intervento da Davos.
I miei racconti su Affari Italiani

Calato il sipario su Davos, è tempo di bilanci. Nei giorni del World Economic Forum ho notato una presenza esigua di donne, stimate nel 15% dei partecipanti. Un dato molto al di sotto delle aspettative, soprattutto se si considera che molti interventi prestigiosi si sono soffermati proprio sul contributo che la componente femminile può dare al nuovo modello sociale che sta emergendo nel post-recessione, in particolare nei paesi in via di sviluppo.
La donne sono il più grande bacino da cui la economia può attingere – anche in termini di consumi - visto che oggi guadagnano più di qualche anno fa e stanno riducendo le disparità rispetto agli uomini. La partecipazione femminile alla vita attiva costituisce la grande sfida dei prossimi anni: donne con tassi di istruzione più elevata garantiscono maggiori livelli di educazione per i figli e per la società nella sua interezza.

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Racconti da Davos / I politici imparino dai designer per cambiare il mondo!

alessiaIl quarto dei miei resoconti da Davos.
Il mio racconto di oggi su Affari Italiani.

Continuano gli incontri a Davos con grande apertura al confronto e dello scambio di idee. Ciò che mi colpisce è soprattutto la capacità di mettere insieme prospettive e competenze diverse per elaborare idee innovative, in una logica di totale orizzontalità e a parità di ruoli. La formula di incontri più comune è quella del pranzo o cena con dibattito al tavolo, con un moderatore che semplicemente facilita la conversazione.

Tra le sessioni alle quali ho partecipato, mi ha colpito quella dedicata al design – tema particolarmente caro agli italiani – e al suo ruolo nel progettare il futuro. Più speranze che paure sono emerse da questa discussione, e tra le prime quella fondamentale per cui tutti, a partire dai politici, siano un po’ di più dei designer nella misura in cui riescano a guardare il mondo con occhi diversi, a trovare soluzioni non convenzionali e sappiano essere fondamentalmente degli innovatori.

I leader di Paesi grandi e piccoli riuniti qui a Davos hanno continuato a dibattere sulle questioni legate alla ridefinizione della globalizzazione, alle nuove sfide che devono essere affrontate, ai possibili modelli di sviluppo da replicare perché di successo e alle criticità da osservare con attenzione.

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Racconti da Davos / Le lezioni di futuro di Clinton, il discorso da statista di Sarkozy sull’immigrazione

alessiaTerza tappa dei miei diari da Davos.
Il mio racconto di oggi su Affari Italiani.

L’incontro con Bill Clinton è stato più emozionante di quanto potessi aspettarmi. Innanzitutto vederlo di persona, potergli parlare per qualche istante e stringergli la mano, mi ha fatto capire ancora meglio perché sia considerato, ancora oggi, uno dei migliori comunicatori al mondo. Tra i politici probabilmente è il migliore. Il tono della voce, i movimenti del volto e delle mani, lo sguardo: un insieme perfetto, e per nulla artefatto, per catturare l’attenzione dell’uditorio, letteralmente rapito dalla sua presenza.

Ci ha parlato di Haiti e del suo impegno in un’impresa gigantesca di organizzazione e coordinamento degli aiuti nell’immediato e, nel medio periodo, per la ricostruzione di un paese raso al suolo. Ho colto nelle sue parole considerazioni una volontà vera di lasciare il segno. Come quando ha detto che ora le prospettive sono due: la disperazione totale e l’opportunità di ri-partenza per un Paese che da decenni stava sprofondando nella rovina e nell’oblio. Ad esempio, un’idea concreta sulla quale lavorare potrebbe essere la chance di usare tutti gli aiuti per la ricostruzione, per progettare un Paese proiettato verso il futuro, al punto addirittura di farne il primo Paese al mondo totalmente autosufficiente da un punto di vista energetico.

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“Mosca tra i Global”

alessiaDa Economy (Business magazine di Mondadori), nr. 6 | 3 febbraio, 2010
Di g.fe.

Se il parterre di Davos abbonda di italiani, lo stesso non si può dire per gli Young Global Leaders, il network messo in piedi dalla regina Rania di Giordania per gli under 40 con le migliori potenzialità di leadership. Tra i circa mille membri, solo due parlano la nostra lingua: la corrispondente da Parigi del Wall Street Journal Alessandra Galloni (però in quota Francia) e la deputata Pd, Alessia Mosca. Che a Economy dice: «Peccato che il nostro Paese sia così poco rappresentato. Qui si discute in maniera meno politicocentrica, e credo sia essenziale per trovare antidoti validi alla crisi. In Asia e negli Usa è da tempo la regola, ed è una lezione che dovremmo imparare anche noi».
Monzese, clase 1975, laurea in filosofia e curriculum zeppo di master e specializzazioni, membro della Commissione Lavoro della Camera, Mosca si occuperà soprattutto di «welfare, crescita sostenibile e nuove professionalità: tre elementi da tenere insieme per gestire il prossimo ciclo economico».
Che, secondo la deputata, «sarà caratterizzato da un inedito: la crescita del Pil e dell’inflazione senza corrispondente crescita dell’occupazione». Per questo «vanno ricercate soluzioni a livello globale, partendo magari dalle recenti discussioni sui metodi alternativi di classificazione del Pil. E quale la sede più adatta, se non Davos?».

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Racconti da Davos / Gli Young Global Leaders per una ripresa sostenibile

alessiaSeconda giornata dal World Economic Forum.
Il mio racconto di oggi su Affari Italiani.

La sessione degli Young Global Leaders non ha smentito le aspettative: contrariamente ad altri convegni ai quali ho preso parte in passato, gli incontri di questa community sono davvero singolari. Non ci sono esperti che descrivono il mondo e i suoi problemi. Molte analisi sono date per acquisite. Si tenta invece di usare il network per mettere in pratica azioni concrete, focalizzarle, stabilire priorità e diffonderle il più possibile. Da questo consesso si stanno sviluppando variegate iniziative, come ad esempio “A table for two” contro l’obesità e la sottonutrizione e “Learn money”, sull’educazione finanziaria. Si prendono impegni per l’ambiente o per sostenere le comunità nelle aree più svantaggiate del mondo, per salvare ridurre i gap educativi e per migliorare la qualità della salute attraverso la diffusione di nuove tecnologie.

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