Il Governo del fare…i pasticci

alessiaAl di là di tutte le riserve etiche sul decreto legge emanato dal Governo, un dato che mi ha sorpreso sulla vicenda delle liste elettorali è l’assoluta confusione che domina nella Pdl. Il partito del fare che, alla prova dei fatti, si dimostra capace di fare solo pasticci. Era la prima volta che la formazione politica nata dal predellino aveva l’occasione di mostrarsi come un partito e, miseramente, ha dato prova di tutta la sua fragilità. Un’aggregazione che in passato ha saputo conquistare tanti consensi, ma che oggi mostra tutti i limiti derivanti dal suo spirito monarchico e dalle divisioni interne. Sono convinta che, in una fase di emergenza democratica come quella che stiamo vivendo, l’errore più grande sarebbe quello di delegittimare le istituzioni, già strattonate da destra. Per questo confermo tutta la mia ammirazione al Presidente della Repubblica, che non può essere attaccato solo perché prende decisioni che a noi possono non convenire.
Giorgio Napolitano è l’interprete della Costituzione e questo vale sempre. Per questi motivi non mi piace l’opposizione che va in piazza a chiederne l’impeachment dopo averlo lodato tante volte in passato. Il berlusconismo è sul viale del tramonto e le ultime forzature delle regole lo dimostrano. Ma l’opposizione di oggi deve dimostrarsi matura, affidabile e sempre rispettosa delle istituzioni se davvero vuole proporsi come amggioranza di domani.

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Contro la retorica dell’8 marzo, un giorno senza festa

alessiaUna non-festa della donna contro la retorica dell’8 marzo. È l’iniziativa che ho lanciato con l’Associazione 360, di cui sono vicepresidente. Facendo un po’ come Bianconiglio - il personaggio di Alice nel paese delle meraviglie che festeggiava il non-compleanno - ho voluto lanciare questa provocazione per ricordare le disparità che ancora oggi colpiscono le donne ogni giorno, dal lavoro alla famiglia, alle organizzazioni sociali in cui opera. A partire da domani, il blog Donne al volante ospiterà 360 storie di donne che raccontano difficoltà e aspirazioni, una al giorno (esclusi capodanno, 8 marzo, Pasqua, ferragosto e Natale) come è necessario per provare davvero a cambiare le cose.

Aiutateci a trovare tante storie di donne! Saranno pubblicate sul blog di Donne al volante.

(Per inviare il proprio racconto/testimonianza o per segnalare storie interessanti scrivetemi un email, un messaggio su FaceBook o all’indirizzo di posta elettronica di Donne al volante)

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Giornalismo, non solo crisi

alessiaDa Affaritaliani, 3 marzo 2010
di Alessia Mosca

Ho letto “L’ultima notizia” di Massimo Gaggi e Marco Bardazzi il giorno stesso dell’uscita in libreria e, nonostante la rassegnazione suggerita dal titolo – è notizia ma è l’ultima, è una crisi, è un paradosso –, mi ha lasciata con una sensazione positiva. È infatti una fotografia del giornalismo d’oltreoceano in cui spiccano la vitalità e l’energia che gli Stati Uniti continuano a esprimere. A dispetto della crisi, che non ha risparmiato neppure la carta stampata, gli americani stanno reagendo sperimentando soluzioni alternative, sfruttando tutte le potenzialità delle nuove tecnologie: l’ennesima lezione di come il vincolo si può trasformare in opportunità. È per questo, soprattutto, che il libro trasmette attenzione al nuovo, ottimismo, coraggio.

Continua a leggere ‘Giornalismo, non solo crisi’

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Internet senza padroni fa paura

alessiaPrima la sentenza su Google per la pubblicazione di un video violento, quindi il decreto che restringe gli spazi per blog e siti di file sharing. Pur nel rispetto delle leggi e delle decisioni della magistratura, la mia sensazione è che l’Italia si stia progressivamente allontanando dagli standard occidentali sulla libertà in Rete. Un’occasione che il Governo, che già più volte in passato ha mostrato di guardare con sospetto a un canale di comunicazione che non può controllare dall’alto. In attesa di vostri commenti sul tema, vi lascio ad alcune riflessioni di esperti del settore.

Alesssandro Longo

Guido Scorza

Dario Denni

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Mettiamo l’ambiente in cima all’agenda politica

alessiaGuardando le immagini del Lambro invaso dal petrolio mi sono tornate in mente le passeggiate domenicali lungo il fiume. Un rituale ripetuto tante volte e che ogni volta riserva qualche sorpresa, tra scorci naturali e viste nelle viuzze del centro storico di Monza. Quello che più mi fa rabbia di quanto successo nei giorni scorsi è pensare che l’atto doloso ha danneggiato quanti come me hanno sempre vissuto il fiume con un senso di appartenenza derivante dall’esser nata e cresciuta in questi luoghi. L’atto doloso è anche il segnale di quanto sia ancora scarsamente diffuso nel nostro paese il concetto che l’ambiente che ci circonda non è altro da noi, ma la cosa più bella che abbiamo e che abbiamo il dovere di preservare per le generazioni future. Ultimamente si discute molto della necessità di misure anti-inquinamento e subito arrivano i distinguo, i rifiuti a fare fronte comune. Valga per tutti, l’esempio delle domeniche a piedi, che hanno causato una guerra interna tra gli amministratori locali della Pdl. Come se raccattare qualche voto in più alle prossime elezioni fosse più importante che preservare il patrimonio più importante che abbiamo.

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“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”

alessiaLa frase di Fedor Dostoevskij che ho scelto come titolo di questo post mi ha accompagnato nella mia recente visita al carcere di Monza e ancora oggi rimbomba nella mia mente. Voglio condividere con voi la sofferenza per quello che ho provato girando in quella che diverse ricerche indipendenti hanno definito come una delle prigioni più fatiscenti del nostro paese, con 800 reclusi a fronte di una capienza massima di 700 persone. La conseguenza è che in molte celle ci sono tre reclusi (contro i due previsti per legge), a fronte di due soli letti e una persona a turno uno è costretta a dormire su una brandina di fortuna, che viene chiusa al mattino. Condizioni disumane di vita, soprattutto se si considera che la capienza media è di 9 metri quadri. Non solo: in molte aree del carcere piove letteralmente all’interno perché i lavori di manutenzione latitano. Faccio queste considerazioni innanzitutto perché ritengo umanamente inaccettabile questa situazione: chi ha sbagliato, deve pagare, ma l’articolo 27 della Costituzione dice anche che “le pene non possono consistere in trattamenti disumani” e che “debbono tendere alla rieducazione del condannato in modo da consentirgli il reinserimento nella società una volta scontata la pena”. Ho chiesto alla direzione se ci sono programmi di lavoro per i detenuti e ho scoperto che solo pochissimi hanno la possibilità di prendervi parte. Con la conseguenza che la maggior parte dei detenuti è composta da recidivi. Tutto il contrario di quanto avviene in altre strutture di detenzione che ho visitato, come quella di Padova, in cui i reclusi lavorano, capiscono che un’altra strada è possibile e, di conseguenza, si registrano bassissimi livelli di recidiva. Nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione in merito per mettere in luce la situazione disumana del carcere di Monza e perchè non serve a nulla la politica degli annunci contro la criminalità, se poi concretamente non creiamo le condizioni perché i reati non si ripetano, continuando a costituire un pericolo per l’intera società.

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Con la crisi che avanza, la social card non può restare un privilegio per pochi

alessia“La social card deve essere messa a disposizione di Regioni, enti locali e terzo settore affinché possano modulare la platea dei beneficiari e ampliare la gamma dei servizi offerti”. Le parole pronunciate ieri dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, sono un chiaro dello scaricabarile governativo in tema economico. Come dire: sappiamo che esiste un problema di povertà crescente, ma l’esecutivo non si muove. Che provvedano altri!
Eppure, un articolo scritto nei giorni scorsi da Cristiano Gori sul Sole 24 Ore poneva l’accento sull’importanza di estendere la social card, facendola uscire dal semplice effetto spot. Nell’anno europeo della lotta alla povertà, il Governo ha predisposto nell’ultima Finanziaria 9 miliardi di nuove spese, ma non ha trovato fondi per aiutare le famiglie in stato di indigenza!

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