Ieri in Aula si sono discusse e votate le mozioni dei diversi gruppi parlamentari sul sostegno all’azione europera del Governo. Una azione che da tempo non era così incisiva e che, in pochi mesi, ha riportato l’Italia al centro dell’Unione europea, riacquistando credibilità e peso negoziale nelle sedi di presa di decisione, e allo stesso tempo ha riportato il dibattito sull’Europa anche nelle discussioni politiche interne. Questa è una premessa perchè tutte le decisioni possano essere accompagnate e sostenute anche da una più ampia parte dei cittadini, attraverso l’impegno che il parlamento, tutte le assemblee rappresentative e i partiti si devono sempre più assumere come mediatori di interessi e come rappresentanti delle istanze generali. Per questo credo che debba sempre essere più presente nelle nostre discussioni la capacità di collocare ogni politica entro una dimensione europea e di considerare come rafforzare il processo di integrazione comunitaria. È ormai chiaro a tutti, infatti, che l’Italia si salva dalla crisi nella quale è piombata solo se si impegna in questa direzione e l’Europa salva se stessa dalla crisi che in generale la attanaglia solo se fa dei passi in avanti. Uno dei quali deve anche essere nel senso della maggiore democratizzazione, e in questo la capacità di aumentare il livello di partecipazione è essenziale.
Vi segnalo che la scorsa settimana, in occasione dell’esame del cosiddetto decreto «Milleproroghe» dalle Commissioni riunite I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) e V (Bilancio, tesoro e programmazione), è stato approvato il nostro emendamento alla legge 238/2010 sul rientro dei talenti, con il quale abbiamo esteso la concessione dei benefici anche a coloro che hanno maturato i requisiti successivamente alla data originariamente prevista del 20 gennaio 2009.
Per maggiori informazioni vi segnalo il relativo post sul sito di Controesodo
Da L’Unità, 22 gennaio 2012
Di Alessia Mosca
Quando si parla di lavoro, specie in momenti di grave difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, il primo obiettivo da conseguire è la creazione di nuovi posti e nuove opportunità. Fatta questa doverosa premessa di impostazione concettuale, si deve fare un altro passo avanti, seguendo a mio avviso due orientamenti: da un lato, l’ordine delle priorità per la riforma del mercato del lavoro dovrebbe essere ribaltata rispetto a quanto accaduto fino ad ora e contemplare ai primissimi posti una seria riconsiderazione delle politiche attive come pilastro centrale della riforma degli ammortizzatori sociali; dall’altro lato, la dimensione europea delle nuove politiche per il lavoro deve essere la cornice ineliminabile, se crediamo che il nostro obiettivo sia il conseguimento degli Stati Uniti d’Europa, ossia un pieno federalismo europeo.
Sul primo punto, le politiche attive del lavoro, il ripensamento della loro struttura è imposto non solo dal nuovo assetto istituzionale che verrà a configurarsi con la riorganizzazione degli enti provinciali, cui oggi fanno capo i centri per l’impiego, ma anche dalla necessità di tenere unita la gestione degli ammortizzatori sociali a quella delle politiche attive. Nella linea più che condivisibile di semplificazione e unificazione degli ammortizzatori sociali, che abbia come intento la riduzione di tutte le disparità oggi presenti nel sistema – allargando le garanzie a tutte le tipologie di lavoratori, a prescindere dal contratto, dal settore o dalla dimensione dell’azienda – deve essere inclusa anche la necessità di unificare l’amministrazione delle politiche attive e degli ammortizzatori.
Continua a leggere ‘“Creare occupazione l’obiettivo primario”’
Da Il Sussidiario, 20 gennaio 2012
Intervista a cura di Paolo Vites
La Commissione lavoro della Camera ha approvato la proposta di legge che ha come intento quello di ridurre l’incidenza della recidiva e favorire l’integrazione nella società di chi ha scontato la propria pena. Una legge che idealmente viene a sostituire l’attuale ordinamento legislativo noto come legge Smuraglia in funzione dal 2000, allargandone i contenuti e portando a compimento diversi passaggi che l’attuale situazione carceraria ha reso drammaticamente urgenti. Un disegno di legge bipartisan, nato inizialmente con una proposta a firma del senatore Treu e poi perfezionato e portato a compimento dall’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, composto da appartenenti alle diverse forze politiche. Per Alessia Mosca, deputato del Pd, membro dell’Intergruppo e relatore della proposta di legge, che ha risposto ad alcune domande de Ilsussidiario.net sul tema, «il ruolo dell’Intergruppo per la sussidiarietà è stato determinante nell’arrivare a questo obbiettivo», che è aumentare le agevolazioni per imprese e cooperative sociali che favoriscano l’inserimento lavorativo dei detenuti. «A parte lodevoli esperienze come quella che si registra, ad esempio, nel carcere di Padova – aggiunge Alessia Mosca – siamo purtroppo davanti a una scarsa partecipazione delle imprese nella realtà carceraria». In questo senso la proposta di legge, che dovrebbe essere sottoposta al voto nelle prime settimane di febbraio, vuole proprio essere una risposta a questa situazione.
Onorevole, quale ruolo ha avuto l’Intergruppo per la sussidiarietà nell’elaborare il disegno di legge?
Un ruolo determinante. La proposta di legge infatti nasce all’interno dell’Intergruppo in seguito a una visita fatta al carcere di Padova circa un paio di anni fa. Va detto che questa proposta di legge nasce anche su spinta dell’elaborazione sul tema del senatore Tiziano Treu, che aveva inizialmente depositato la proposta a sua firma. La proposta è stata poi depositata a firma di esponenti di tutti gli schieramenti, cosa che poi è successa anche alla Camera con identico risultato.
Continua a leggere ‘Lavoro e carceri: “Aiutare i detenuti fa risparmiare lo Stato!”’
La giornata di ieri è stata estremamente importante, non solo per i cittadini statunitensi. La versione inglese di Wikipedia completamente oscurata, WordPress con contenuti “censurati”, l’homepage di Mozilla completamente nera, un link apposito sulla prima pagina di Google: così si è svolta la protesta dei grandi colossi del Web contro due progetti di legge americani, il Stop Online Piracy Act (SOPA), presentata alla Camera, e il Protect Intellectual Property Act (PIPA), presentato al Senato. Si tratta di due proposte provenienti dall’ala conservatrice repubblicana che, con l’obiettivo di tutelare il diritto d’autore, limitano fortemente la libertà d’espressione lasciando un enorme potere censorio nelle mani del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Secondo il dettato di queste proposte, tutti i siti sarebbero obbligati ad avere assoluto controllo sui contenuti pubblicati nei propri spazi, creando evidenti problemi per realtà come Google, Twitter, Facebook, solo per fare gli esempi più celebri. È evidente che il problema del copyright nell’età contemporanea si pone in maniera urgente ma non possono essere certo considerate soluzioni misure basate totalmente sulla censura, come quelle proposte.
In Italia il dibattito su questo tema è stato molto animato sul Web ma non ha avuto, purtroppo, lo stesso spazio, anche sui media tradizionali. Segnalo, per chiunque fosse interessato, la precisa ricostruzione compiuta da Gianni Riotta su La Stampa e l’articolo di Massimo Mantellini sul Post, che spiega perché non possiamo disinteressarci della battaglia nata Oltreoceano. E arrivata fin qua.
Sì è concluso da poco l’esame in Commissione Lavoro della proposta di legge, di cui sono relatrice, che amplia le agevolazioni per imprese e cooperative sociali che favoriscono l’inserimento lavorativo dei detenuti. Con questa proposta, che arriverà in aula a febbraio, si modifica la cosiddetta “legge Smuraglia” del 2000 aumentando, da una parte, le agevolazioni fiscali concesse a chi assume detenuti e, dall’altra, allargando la categoria dei destinatari, sia dal lato delle imprese sia dal lato degli assunti, includendo anche i detenuti beneficiari di misure alternative alla detenzione o di lavoro esterno al carcere.
Si tratta di un provvedimento relativamente piccolo che però sono convinta aiuti a tracciare la strada corretta da percorrere: è stato dimostrato da numerosi studi e dallo stesso Rapporto Antigone, infatti, che la possibilità di iniziare un lavoro durante il periodo di detenzione e di mantenerlo nei mesi immediatamente successivi alla scarcerazione abbatte in maniera drastica il tasso di recidiva. Raccontato con i numeri si capisce la portata di questo fenomeno: attualmente oltre il 68 per cento dei detenuti appena scarcerati commette nuovamente reato entro i primi 3-6 mesi dalla scarcerazione. Con la possibilità di lavorare, in carcere e una volta fuori, il tasso di recidiva scende drasticamente al 27 per cento. Non solo: in alcuni esempi virtuosi come il carcere di Bollate, in cui da tempo ormai si sperimentano possibilità di lavoro interno ed esterno all’istituto di detenzione, si arriva a un tasso di recidiva tra il 12 e il 15 per cento.
Continua a leggere ‘Ripartire dal carcere’












Il giorno della memoria
Oggi, Giorno della Memoria, lo dedichiamo al ricordo. Il ricordo di tragedie causate da un’efferatezza che sembra incredibile appartenere al genere umano, eppure è esistita. Molte delle famiglie di oggi non possono dimenticare perché portano nel proprio vissuto personale il ricordo di quegli anni, vissuti in prima persona da genitori, nonni, zii. È un ricordo, però, di cui noi tutti, in tutto il mondo, dobbiamo farci portatori. In primo luogo perché fa parte del DNA del mondo occidentale, segnato per sempre da quanto accaduto. In secondo luogo perché ricordare è l’unico modo per restare vigili. Sono d’accordo con chi dice che non bisogna ricordare la tragedia dell’Olocausto solo il 27 gennaio di ogni anno ma ogni giorno della nostra vita. Sono anche del parere, però, che le giornate simboliche svolgano una funzione importante. È attraverso i simboli che la narrazione ritorna viva e attuale: dedicare una giornata a rileggere i racconti di quei momenti strazianti, a riportare in vita lontane testimonianze, ci aiuta a sentire sulla nostra pelle un riflesso del dolore e della sofferenza che la nostra civiltà ha provato meno di un secolo fa. A tenere alta la guardia e, soprattutto, la soglia di tolleranza verso episodi che manifestano razzismo e antisemitismo latenti ma non per questo meno pericolosi. Ricordiamo, per non sbagliare più.