Archive for the 'economia' Category

Come si muovono le startup con più donne in ruoli di vertice

Un report del Dow Jones VentureSource informa che le startup con più donne in ruoli di vertice (manager di c-level, vice presidenti, membri dei consigli di amministrazione) sono anche quelle che hanno maggiore successo e una minore propensione al fallimento. Nonostante questo dato, che trova sostegno nella medesima correlazione dimostrata all’interno delle società quotate, le donne che ricoprono posizioni decisionali sono ancora molto poche, persino negli Stati Uniti. Se oltreoceano ci si chiede come mai i Venture capitalist ancora stentino, nonostante i dati, a investire sulle donne, qui da noi le domande concernono un sistema di selezione basato tutto su logiche maschili che hanno finito per tenere lontane troppo a lungo le donne da posti che, vigente un sistema realmente meritocratico, avrebbero conquistato da tempo. La speranza è che la legge n. 120/2011 possa contribuire a mutare questo scenario e a scatenare un profondo cambiamento culturale.

La diversità di genere nei board migliora tenuta e performance delle società

È stato presentato begli scorsi giorni uno studio del Credit Suisse Research Institute dove viene dimostrato che, in questi anni di crisi, le società quotate con un board composto da entrambi i generi hanno avuto una tenuta migliore rispetto alle società a guida solo maschile.
Non di poco, oltretutto: secondo questi dati, infatti, negli ultimi sei anni le società con almeno una donna al vertice hanno registrato una performance del 26 per cento superiore alle omologhe che hanno mantenuto un consiglio di amministrazione di soli uomini.
Lo studio ha dimostrato che le aziende più grandi e con migliori risultati, le aziende che operano nell’ambito della salute e quelle più vicine ai consumatori tendono ad avere già una presenza femminile spiccata nei loro organi dirigenziali. Questi risultati più soddisfacenti sono motivati da moltissimi fattori: gioca ovviamente un ruolo importante l’alta percentuale di laureate con ottimi risultati negli studi, ormai superiore a quella dei colleghi uomini; la diversità – anche di genere – nella composizione di un organo direttivo è un fattore che in media permette di ottenere performance migliori; l’integrazione tra stili di leadership maschili e femminili consente una migliore organizzazione del lavoro; sono molti, infine, gli studi che dimostrano che le donne riescono a essere maggiormente in sintonia con gusti ed esigenze dei consumatori rispetto agli uomini.

Alla vigilia di una data importante, in cui sarà finalmente resa obbligatoria la legge che prevede una quota destinata al genere meno rappresentato nei cda delle società quotate e delle società a partecipazione pubblica, questi dati ci forniscono l’ennesima conferma – se ancora vi fosse la necessità – che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta, non solo per le donne e per la conquista della parità di genere ma per l’attuazione di un sistema realmente meritocratico che porterà i suoi benefici all’Italia intera.

“Women in Diplomacy”, la conferenza di ieri alla Farnesina

La conferenza “Women in Diplomacy” tenutasi ieri alla Farnesina è stata importante per diversi motivi. Non solo perché ha riunito nella stessa stanza personalità femminili internazionali molto importanti, dando così la possibilità di accrescere la forza di quel network che supera i confini degli Stati per portare avanti la comune battaglia dell’equilibrio di genere nella società, non solo perché ha permesso di discutere temi cruciali e formulare una sinergia di movimento nell’affrontarli, in modo da creare coerenza e coesione e dare più forza alla nostra causa, ma soprattutto perché ha visto la presenza di due Ministri della Repubblica Italiana (Francesco Profumo e Elsa Fornero, in collegamento telefonico) e del Presidente del Consiglio. Sarebbe bastata la sua presenza a segnare in maniera manifesta un importante cambiamento rispetto al governo precedente, ma le parole usate dal Presidente Monti hanno dato a questa presenza una forza ancora più incisiva ed esplicita: la battuta riguardo le parole chiave dell’economia, tutte al femminile, cela in realtà in una forte consapevolezza della centralità della donna nel percorso di ripresa economica, dimostrata dai dati di numerosi studi internazionali.
Certo, oltre le dichiarazioni d’intenti e le prese di posizione è necessario andare oltre: agire, presto. Ieri abbiamo parlato di sistemi di riequilibrio della rappresentanza femminile ai vertici decisionali, politici ed economici, della società. Abbiamo parlato delle esigenze di conciliazione famiglia-lavoro, al momento gravanti quasi interamente sulla metà femminile della coppia, di ammortizzatori sociali e di cambiamento culturale. Il governo italiano e il Parlamento possono fare molto per trasformare questa discussione in fatti concreti, in miglioramenti tangibili per il nostro Paese. Oramai non ci si può più nascondere dietro un dito: o ci si impegna per un sincero cambiamento o ci si prenda, pubblicamente, le proprie responsabilità. Oggi Beppe Severgnini scrive sul Corriere: “È una corsa impari: a noi uomini si chiede di essere bravi, a voi donne di essere eroiche”. Lo siamo state a lungo, lo siamo state abbastanza. Ora vogliamo che essere bravi e competenti sia, per tutti, condizione necessaria e sufficiente.

Le scelte e decisioni del vertice europeo

Il Primo Ministro italiano si è dimostrato ancora una volta all’altezza del difficile compito che è stato chiamato ad assolvere. Nonostante l’alto peso specifico dell’opinione tedesca nelle decisioni connesse al futuro dell’Eurozona, il nostro Premier è riuscito a ottenere un’importante conquista nel vertice UE della scorsa settimana. Mantenendo una linea dura e rifiutandosi di apporre la propria firma su un patto per la crescita che non contenesse misure di tutela dai pericoli dallo spread, il Presidente Monti ha ottenuto il raggiungimento di un’intesa su queste ultime. È stata decisa una ricapitalizzazione delle banche finanziata dal fondo salva-stati, che dovrebbe permettere ai Governi di evitare un ulteriore indebitamento e di sottrarsi alla morsa dello spread. Ai Paesi virtuosi che riusciranno a rispettare i parametri europei sarà, inoltre, data la possibilità di accesso al vecchio Efsf e al nuovo European Stability Mechanism (ESM) per stabilizzare i mercati. Fondamentale sarà l’azione della Banca Centrale Europea, che ricoprirà il ruolo di «agente per i fondi Efsf ed Esm nel condurre le operazioni di mercato».

Il Presidente Monti ha dichiarato, al termine del vertice, di essersi battuto per l’introduzione di queste misure ma di non avere intenzione di usufruirne. Aspettiamo, ora, il vertice dell’Eurogruppo del 9 luglio che ratificherà l’accordo raggiunto durante la notte di ieri, che ci auguriamo possa produrre i propri effetti al più presto.
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Il disegno di legge sulla riforma del lavoro

Il disegno di legge sulla riforma del lavoro, trasmesso ieri al Parlamento dopo il vaglio del Presidente della Repubblica, non solo conferma gli aspetti positivi che ho già avuto occasione di sottolineare ma, con le modifiche apportate alla prima bozza fatta circolare dal Governo, testimonia l’esistenza di quella “democrazia funzionante” a cui ho spesso fatto cenno nei miei interventi e che ritengo essere l’unica strada percorribile per poter condurre il nostro Paese fuori da questo profondo momento di crisi.
Sto parlando, evidentemente, della modifica introdotta in merito ai “licenziamenti economici”, per i quali sarà possibile ottenere il reintegro nel caso il giudice attesti l’insussistenza dei motivi addotti dall’impresa.

Torno a ripetere, però, che non è la modifica dell’articolo 18 la novità più importante della manovra. Dal punto di vista delle tipologie contrattuali sono molte le innovazioni e tutte favoriscono l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, al momento un miraggio per la maggior parte di loro. Innanzitutto spariscono gli stage non retribuiti. Il contratto privilegiato di ingresso al mercato del lavoro diventa l’apprendistato, di durata minima di sei mesi, per giovani dai 15 ai 29 anni, in cui verrà curata e perfezionata la formazione del giovane lavoratore.
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Si continua a discutere di “esodati”

Ieri mattina ho partecipato a un incontro organizzato dalla CGIL nella sede di Monza. Il tema di discussione erano i cosiddetti “esodati” e la problematica sorta in seguito a una verifica sul loro numero che ha restituito cifre superiori rispetto a quelle inizialmente previste dal Governo.
Si tratta di un tema delicato, in cui sono coinvolte centinaia di migliaia di famiglie che meritano il massimo ascolto da parte nostra. Il Pd ne ha fatto una sua battaglia dall’inizio e non sta demordendo. Le istituzioni dovranno agire percorrendo tutte le strade possibili per non lasciare sole queste persone che hanno compiuto delle scelte in base a delle variabili che sono improvvisamente cambiate e che ora si troverebbero, in età avanzata, a non avere né un lavoro né una pensione.

Qui il resoconto pubblicato oggi dalla testata online MonzaToday

Cosa si rischia a scherzare con il fuoco

La cosa che più mi ha colpito negli ultimi giorni di vita politica è l’assoluta incoscienza che caratterizza chi ci governa. Di fronte alle Borse che crollavano, bruciando i risparmi di milioni di famiglie, solo in Italia si è assistito a un dibattito tutto incentrato sulla “salvezza” di un parlamentare dal normale corso della giustizia. E, mentre il ministro dell’Economia Tremonti andava al Fondo Monetario Internazionale per provare a rassicurare i mercati, in Italia la sua maggioranza lo linciava per non aver contribuito “a difendere” Milanese.
Mi chiedo: ma in che paese vivono i nostri governanti?
Davvero non si rendono conto di quello che stiamo vivendo?
Spero solo che qualcuno li faccia rinsavire: se il premier e il principale ministro del suo Governo vivono un rapporto ormai insanabile, come tutti all’interno della stessa maggioranza rilevano, si facciano da parte e lascino ad altri la salvezza vera, quella del paese.




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