Ieri il Parlamento è riuscito a portare a casa un grande successo, con l’approvazione del decreto legge sviluppo. Sono davvero molto felice e soddisfatta che, nonostante il delicato momento politico, si sia riusciti a non disperdere l’importantissimo lavoro svolto da Governo, Parlamento ed esperti del settore che hanno fornito un grande aiuto nella stesura delle linee guida di questo decreto.
Come scrive Stefano Quintarelli su “Che Futuro!”, si tratta per certo di una legge con alcuni difetti e diversi margini di miglioramento ma è innegabile che segni una pietra miliare, un punto di non ritorno verso la (ancora lunga) strada dell’innovazione nel nostro Paese, sia dal lato della pubblica amministrazione (la cosiddetta “Agenda Digitale”) sia da quello relativo al tessuto produttivo (l’atteso riconoscimento formale della startup come impresa innovativa).
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Nonostante si debba ancora aspettare il parere del Consiglio di Stato, l’approvazione di oggi rappresenta la chiusura di un percorso legislativo che può, dal prossimo mese, dispiegare finalmente i propri effetti in tutta la loro ampiezza.
Tra le varie disposizioni presenti nel decreto, riveste particolare importanza la possibilità di segnalare, da parte di chiunque vi abbia interesse, situazioni che violano gli obblighi di rappresentanza di entrambi i generi stabiliti dalla legge. Insieme all’obbligo in capo alle società di comunicare alla Presidenza del Consiglio la composizione dei propri organi sociali ed eventuali variazioni, questa disposizione consente un controllo capillare e diffuso che si spera garantirà l’effettivo rispetto della normativa.
A settembre i vertici decisionali italiani, pubblici e privati, cambieranno aspetto e, probabilmente, modalità di governance. Mi auguro che sia la leva giusta per innescare, finalmente, quel cambiamento profondo di mentalità e immaginario collettiva che riconosca alle donne una piena e profonda parità di ruoli e trattamento con i loro colleghi uomini.
La risposta del Ministero dello Sviluppo Economico alla mia interrogazione riguardo la situazione di crisi del distretto tecnologico vimercatese ha ribadito alcuni punti su cui avevamo già chiesto in questi mesi un particolare interessamento.
Il Ministro ha richiamato l’incontro, di cui eravamo già a conoscenza, con il CEO Alcatel, e ha ricordato che sono stati attivati tavoli di confronto sia per l’Alcatel sia per altre aziende, come Micron e Bames/Sem. Proprio in merito all’Alcatel, su cui si soffermava gran parte della mia interrogazione, ritengo, però, ho ribadito che è necessario operare un distinguo rispetto ad altre aziende che si trovano da più tempo in stato di crisi e che sia necessaria una strategia aziendale mirata. Ho pertanto ribadito al Ministro la necessità che si prosegua con una forte azione a livello di Governo perché le scelte della casamadre di Alcatel non svantaggino il nostro territorio. Inoltre ho sottolineato l’urgenza di mettere in atto una serie di interventi, insieme agli enti territoriali, per rilanciare la produttività nel territorio del vimercatese anche in collegamento con l’attuazione del programma di Agenda Digitale, che porti investitori sul territoriocapaci di valorizzare le enormi potenzialità produttive.
I testi degli interenti di ieri, 28 marzo, in Commissione Attività Produttive, commercio, turismo
5-06071 Mosca: Reindustrializzazione e rilancio del distretto tecnologico del vimercatese.
Testo della risposta
Nonostante il pessimismo diffuso, continuo a credere che l’Italia possa farcela a svoltare intercettando la ripresa per tornare a essere uno dei paesi più virtuosi al mondo come qualche decennio fa. Lo credo non per partito preso, ma perché in giro vedo tanta voglia di fare, di ingegnarsi, spirito di iniziativa e voglia di mettersi in gioco, che quasi mai trova spazio sui media. Ne ho avuto conferma nei giorni scorsi prendendo parte all’evento “Start-Up Italia” organizzato dal Partito democratico a Milano per discutere di imprenditorialità giovanile, incentivi e prospettive future.
Oltre a una serie di interessanti proposte presentate nell’occasione, è stato anche il momento per fare il punto sulla mia proposta di legge per favorire le start-up. Si tratta della costituzione di un fondo di fondi, già sperimentato in Israele, che mette insieme pubblico e privato in un sistema virtuoso di finanziamenti a start-up e imprese ad alto potenziale di sviluppo per il territorio. L’interesse bipartisan verso l’iniziativa cresce e questo mi fa ben sperare per una rapida approvazione in Parlamento.
Alcuni approfondimenti su “Start-up Italia” di lunedì:
10 cose da sapere sul PD che sogna Startup Italia (e perché Skype non è di Cagliari), di Riccardo Luna, da Il Post, 5 luglio 2011
E se il voto di un ventenne contasse triplo?, di Eleonora Voltolina, da Il fatto quotidiano, 5 luglio 2011
Il live-twitting di Italia110
Dall’Ue arriva l’ennesima spinta all’approvazione di una legge che garantisca la presenza del genere meno rappresentato nei luoghi decisionali. Non più tardi di ieri, infatti, la commissaria Ue alla giustizia ha reso noti i nomi delle due imprese, la francese Guerlain e la spagnola Fes Consulting Empresarial, che per prime hanno sottoscritto il protocollo ‘Woman on the Board Pledge for Europe’, in cui si impegnano a portare la presenza femminile nel loro consiglio di amministrazione al 30% nel 2015 e al 40% nel 2020.
Si tratta di un segnale molto importante anche per l’Italia, se pensiamo che, oggi, il testo preparato con Lella Golfo sarà di nuovo in esame in Commissione Finanze della Camera. Stavolta, il governo non potrà più fermare il percorso della proposta e sarà chiaro a tutti se vuole impegnarsi veramente, ritirando la parte di emendamento ancora valido, cioè di eliminare la decadenza come forma di sanzione, e rinunciasse a impuntarsi sulla maggiore gradualità nel raggiungimento della quota del 30%.
Confido fortemente in una presa di responsabilità da parte del governo, che permetta al nostro Paese di allinearsi ai paesi più evoluti, dotandosi di una legislazione che imponga ai Consigli di Amministrazione delle società quotate in Borsa, di destinare almeno un quinto delle posizioni al genere meno rappresentato a partire dal 2012, e almeno un terzo dal 2015.
Montezemolo imita il PD
Europa, 2 dicembre 2010
di Alessia Mosca
L’attenzione dimostrata da Luca Cordero di Montezemolo per le giovani generazioni è la benvenuta.
Un interesse che si colloca, infatti, sulla strada che da tempo stiamo cercando con molta fatica di percorrere.
In un momento di forti preteste in piazza e nelle università, con rilevazioni che indicano la crescente disillusione dei giovani verso la politica e le istituzioni, abbiamo il dovere – come classe dirigente del paese – di dare risposte forti e non illusorie.
Su questo tema occorre intervenire con un’azione il più possibile condivisa, capace di promuovere mobilità sociale e geografica, condizioni per affrontare il rischio di mettersi in gioco, responsabilità individuale e collettiva. Valori che devono tramutarsi in linee di azione politica per non restare vaghe enunciazioni prive di risultati concreti.
Occorre, però, partire dalle risorse perché in assenza di risorse non c’è risposta, mentre le dinamiche demografiche – progressivo invecchiamento della popolazione e sempre meno coppie che fanno figli – e la situazione economica richiedono risposte di rottura rispetto al passato. Investimenti mirati – e non a pioggia, come spesso si usa fare nel paese con l’obiettivo di accontentare tanti, senza generare mai cambiamenti strutturali – occorrono innanzitutto per promuovere la mobilità sociale e quella geografica: che vuol dire meritocrazia vera, a partire dal diritto allo studio. Quel diritto che viene negato da questo governo. Perché è proprio sulla promozione dell’educazione che si fonda la meritocrazia. Una parola che comincia a perdere di significato vista la frequenza con cui viene reclamata anche da chi oggi dispone tagli indiscriminati, e che per essere messa in pratica ha bisogno di fatti concreti.
Il miglioramento del sistema educativo, che significa in definitiva giovani più formati per affrontare il mercato del lavoro, si consegue attraverso un vero diritto allo studio, la valorizzazione delle scuole tecniche e professionali e prevedendo l’Erasmus obbligatori per tutti i corsi di laurea. Un’altra scelta di rottura necessaria è l’abolizione del valore legale del titolo di studio per incentivare la mobilità, affiancata dal riconoscimento nei curricula anche delle esperienze di apprendimento non formali (lingue, volontariato, certificazione internazionale di stage, lavoro e così via).
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Come in un ritornello già visto mille volte, si sono scatenate le fazioni pro e contro la scelta della Fiat di andare a produrre in Serbia. Falchi, colombe, analisti e soloni si scontrano e si confrontano in queste ore, dimenticando di domandarsi se è sufficiente curare il malato con l’aspirina. Perché la scelta della Fiat non sarebbe così decisiva se l’Italia fosse un paese normale, come un’idea di fondo su come tornare a crescere, che non sia legata solo ai sogni del ministro di turno. In un mondo globalizzato ci può stare che un’azienda scelga di delocalizzare all’estero, ma al contempo il paese deve essere in grado di attrarre nuove aziende. E invece le statistiche della Banca Mondiale dicono che l’Italia è all’ultimo posto per capacità di attirare investimenti diretti dall’estero.
È un discorso che vale per i capitali e vale allo stesso modo per le persone. Non si parlerebbe di fuga dei cervelli se dall’estero arrivassero altri talenti come quelli che lasciano l’Italia e non ci sarebbe un progetto come Controesodo, che si propone di agevolare il ritorno in patria dei nostri connazionali costretti ad andare via per vedersi riconosciute le proprie capacità.
Sogno il momento in cui non sarà più necessario presentare un’iniziativa come questa: vorrà dire che saremo diventati un paese con una classe dirigente finalmente in grado di guardare non solo al presente, ma anche al futuro che ci attende.

