La crisi economica sta mettendo in discussione il sistema di Welfare che il nostro paese si è dato negli anni. L’apertura alla flessibilità nel mercato del lavoro ha prodotto un aumento dei tassi di occupazione, ma la recessione sta mettendo in mostra l’altra faccia della medaglia: di fronte alle difficoltà , molte imprese si stanno “liberando” dei lavoratori che hanno contratti atipici con grande semplicità , limitandosi a non rinnovare i contratti in scadenza. Di fronte a questa situazione c’è il rischio concreto di un ritorno al passato, che va assolutamente evitato. Piuttosto occorre salvaguardare quello che funziona e migliorare quello che non va. Partendo proprio dalle categorie più deboli, vale a dire i precari, che nella stragrande maggioranza dei casi sono giovani e donne. E’ intollerabile registrare come esistano lavoratori di Serie A (vedasi caso Alitalia, con sussidi garantiti per sette anni a chi perde il lavoro) e di Serie B (i tanti che passano da un giorno all’altro dal contratto alla disoccupazione, senza un euro). L’una tantum decisa dal Governo a favore dei collaboratori a progetto è un primo passo in questa direzione, ma non basta. Se Berlusconi crede che sia sufficiente dare un contentino alle richieste che abbiamo avanzato nelle scorse settimane si sbaglia.
Nel corso dell’incontro Mi merito un drink? di ieri abbiamo discusso di questi temi con gli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi, autori della proposta di sussidio unico di disoccupazione. L’interesse mostrato dalle numerose persone intervenute all’incontro ha confermato in me l’idea che si tratta della giusta direzione. Non è ammissibile assistere a trattamenti diversi per persone che svolgono mansioni analoghe e, in alcuni casi, arrivano a condividere persino la scrivania.
Se non ora, mi chiedo, qual è il momento più adatto per definire un corpus unico di tutele per i lavoratori che elimini le sperequazioni e garantisca a tutti non solo le stesse opportunità di accesso all’occupazione, ma anche il sostegno per chi perde il lavoro.
Berlusconi continua a sostenere che ci sono otto miliardi a dispozione per contrastare il ritorno della disoccupazione: se davvero ci sono, è l’ora di metterli in campo per riformare una volta per tutti il nostro sistema di Welfare. Se gli errori insegnano qualcosa, mai come ora è il momento di cambiare rotta.














L’idea di garantire a tutti, e sopratutto agli ‘atipici’, un sussidio è condivisibile, come lo è l’idea di un contratto unico a tempo indeterminato, proposta dagli stessia autori.Certo con i numeri del Bilancio dello Stato bisogna andare molto piano.
La proposta dovrebbe essere fatta rientrare all’interno di un sistema efficace di tutele per i lavoratori atipici, che costituisce l’obiettivo per la costruzione di un cammino stabile dentro e fuori il lavoro per giovani e meno giovani, che il PD dovrebbe porre al centro della sua azione (come la Lega ha fatto con il Federalismo).
Si elabori un testo chiaro da proporre al Parlamento, ponendolo al centro del dibattito politico, confrontandosi con la maggioranza e con il paese. Idee e uomini ci sono, e ora di fale sentire.