Brexit Weekly Update: a dieci giorni dal voto, uno scenario cambiato

29 maggio 2017 0 commenti

La settimana scorsa abbiamo deciso di far saltare il nostro report settimanale su Brexit, come piccola forma di rispetto nei confronti delle vittime dell’attentato di Manchester. Purtroppo, è da qui che ripartiamo oggi, perché è impossibile parlare della situazione nel Regno Unito senza parlare di quanto successo. A questo proposito, due elementi sono da segnalare.

Il primo è che, giustamente, in questi giorni tutto si è fermato: i principali partiti hanno sospeso momentaneamente la campagna elettorale e il dibattito su Brexit è improvvisamente passato in secondo piano.

La seconda cosa da segnalare, su cui è importante riflettere, è che l’attentato di Manchester solleva comunque una questione importante legata al tema Brexit. Infatti oggi il miglior modo di contrastare il terrorismo internazionale è la cooperazione e la condivisione di informazioni confidenziali da parte de servizi segreti dei vari Paesi, ma la Brexit mette in dubbio proprio tutto questo: senza un accordo post-Brexit non è scontato che Regno Unito e Unione Europea continuino a collaborare sul tema del contrasto al terrorismo internazionale, con conseguenze pesanti per la sicurezza di tutti. È vero che sia Unione Europea sia Regno Unito ribadiscono in ogni occasione la volontà di trovare un’intesa su questo tema, ma è altrettanto vero che non sarà facile trovare un punto di incontro: la collaborazione tra servizi segreti si basa interamente su un rapporto di fiducia reciproca che in questo momento si sta incrinando a causa di continue polemiche tra rappresentanti britannici e rappresentanti dell’Unione Europea o degli altri Paesi europei. Quello che ci sentiamo di dire è la situazione sarebbe migliore se si abbandonassero i tatticismi e le ripicche , per concentrarsi, invece, su temi rispetto ai quali, anche dopo Brexit, Regno Unito e Unione Europea continueranno ad avere interessi comuni. Fortunatamente il Parlamento Europeo si è costantemente impegnato, l’ultima volta due settimane fa, a vigilare perché le trattative si svolgano seguendo esattamente con questo approccio.

Nonostante tutta la macchina politica britannica si sia fermata qualche giorno per lutto nazionale, i giorni che ci separano dalle elezioni dell’8 giugno hanno continuato a trascorrere e nelle ultime due settimane molto è accaduto sul fronte delle intenzioni di voto. Circa un mese fa vi avevamo raccontato dell’enorme vantaggio che i sondaggi attestavano ai conservatori di Theresa May, a inizio marzo stimati addirittura avanti di 19 punti sui laburisti di Jeremy Corbyn. La situazione oggi è cambiata e gli ultimi sondaggi di YouGov danno i Conservatori in vantaggio di soli 7 punti (43% a 36%), col sostegno ai laburisti che aumenta in modo costante. È importante sottolineare che questo deciso cambio di opinioni da parte dell’elettorato britannico non sembra dipendere dalle vicende di Manchester, che non sono state strumentalizzate da nessun partito, tranne che dall’UKIP, partito di estrema destra attestato, però, a un misero 4%.

Le ragioni vanno, invece, trovate in alcune proposte contenute nel programma elettorale di Theresa May, presentato ufficialmente una decina di giorni fa. In particolare, il punto che più ha attirato l’attenzione è stata la proposta di far sì che gli anziani che ricevono cure mediche nella propria abitazione debbano, una volta venuti a mancare, ripagare allo Stato una parte delle spese sostenute, anche se questo significasse dover vendere la casa. La proposta è stata subito soprannominata “dementia tax”, dal momento che a farne le spese sarebbero soprattutto gli anziani che soffrono di disturbi mentali e quindi vivono in casa sotto il costante monitoraggio di personale medico. Le critiche sono state talmente dure che hanno obbligato Theresa May a fare marcia indietro dopo pochi giorni, ma ormai era troppo tardi. Gli elettori più anziani si sono sentiti attaccati e traditi e in molti hanno deciso di abbandonare i propositi di votare per il Partito conservatore.

Come forse ricorderete, proprio gli anziani in questi mesi hanno rappresentato il bacino elettorale preferenziale per Theresa May: fino a un mese fa il 68% delle persone con più di 65 anni dichiarava di voler votare per il Partito Conservatore, mentre solo il 18% di voler votare per il Partito Laburista. Oggi queste percentuali si sono invece riavvicinate di molto, un cambiamento da solo in grado di riaprire una partita che sembrava chiusa.

Certo, per il momento una vittoria di Theresa May sembra ancora altamente probabile, ma quello che, ad oggi, appare altrettanto probabile è che non assisteremo alla vittoria schiacciante che sembrava inevitabile fino a un mese fa. Questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale ci diranno se il trend di crescita del Partito Laburista continuerà al punto da rendere veramente il risultato incerto fino alla fine.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo