Brexit Weekly Update: il detto e il non detto del Queen's Speech

03 luglio 2017 0 commenti

Come vi avevamo raccontato nelle settimane scorse, il percorso della Brexit dipenderà molto anche dalla capacità di Theresa May di tenere in piedi un governo stabile nonostante un’alleanza forzata coi deputati irlandesi del Partito Unionista Democratico e nonostante i dissensi interni al Partito Conservatore, esplosi dopo i disastrosi risultati elettorali. Dopo settimane di incertezza, possiamo, però, ora dire che il nuovo governo di Theresa May ha superato la prima sfida e ha allontanato, almeno per il momento, le perplessità che lo circondavano.

Infatti la settimana scorsa è stato votato e approvato dal Parlamento britannico il Queen’s speech, ossia il discorso con cui un Governo presenta le proprie priorità per l’anno a venire (anche se, eccezionalmente, in questo caso gli impegni fissati avranno un orizzonte di due anni). La prassi prevede che il Queen’s speech, dopo la presentazione, debba essere discusso, votato ed eventualmente emendato. Anche se il voto non è in teoria vincolante per il futuro del governo, è di fatto considerato un test fondamentale per ogni Primo Ministro, che, se sconfitto, rischia di vedere messo apertamente in discussione il proprio ruolo.

Alla fine il programma presentato nel Queen’s speech è stato approvato senza emendamenti con 323 voti favorevoli e 309 contrari: un risultato importante per due aspetti.

Il primo, come detto, è stata la dimostrazione di solidità del fronte conservatore, capace di restare unito nonostante le divisioni. È probabilmente vero che questa unità non nasce da una visione politica comune ma dalla paura di veder diventare Primo Ministro Jeremy Corbyn, ma per il momento questo basta a garantire un futuro al governo di Theresa May.

Il secondo aspetto da considerare riguarda invece i contenuti del Queen’s speech, nel quale il tema Brexit era ovviamente predominante. Theresa May, incurante delle critiche e delle spinte di chi, all’interno del partito, le chiedeva di ammorbidire le proprie posizioni, ha riproposto la stessa linea intransigente con cui su cui si era mossa nei mesi scorsi e con la quale si era presentata alle elezioni. Il fatto che anche in questo caso la Prima Ministra sia riuscita ad ottenere una maggioranza su questa impostazione mostra quanto siano inverosimili gli scenari di una soft Brexit, ipotizzati nei giorni seguenti alle elezioni. Ma la soft Brexit è lontana anche dalle posizioni del Labour: Jeremy Corbyn ha rimosso dall’incarico di Ministri Ombra tre deputati laburisti che hanno votato a favore di un emendamento che chiedeva al governo di impegnarsi per cercare di restare nel Mercato Unico durante le trattative per la Brexit. Questo dimostra non solo che Jeremy Corbyn è ancora messo in discussione nel Partito Laburista nonostante l’ottimo risultato elettorale, ma soprattutto che il Partito Laburista continua a mantenere posizioni ambigue sui temi europei. Sarà quindi impossibile spingere il governo su posizioni meno euroscettiche se anche il principale partito di opposizione non è chiaramente schierato su una posizione europeista.

Un ultimo punto resta da considerare. Theresa May ha ottenuto la maggioranza anche grazie a un accordo molto controverso col Partito Unionista Democratico, nel quale, tra le altre cose, si prevede di destinare nel giro di due anni 1 miliardo di sterline di fondi aggiuntivi all’Irlanda del Nord. Questo rischia di creare tensioni in Scozia e Galles, visto che rompe con la tradizione di evitare di aumentare i fondi destinati a una delle regioni devolute, ignorando le altre. Ma è anche vero che questa mossa è stata possibile anche perché è recente la notizia che la Scozia rinuncia a un nuovo referendum sull’indipendenza: lo Scottish National Party ha deciso di fare un passo indietro dopo aver perso diversi seggi parlamentari alle ultime elezioni, probabilmente anche per aver insistito troppo su questa proposta radicale. Si tratta di un’ulteriore buona notizia per Theresa May, che vede sparire dal tavolo un problema che avrebbe rischiato di prosciugare le già limitate energie del nuovo Governo.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo