Brexit Weekly Update: le conclusioni del terzo round, (quasi) un nulla di fatto

05 settembre 2017 0 commenti

Si è svolto la settimana scorsa il terzo round negoziale sulla Brexit e, purtroppo, anche questa volta i risultati non sono stati positivi: infatti, nonostante qualche passo avanti nella discussione, non è stato ancora raggiunto un accordo su nessuno dei punti all’ordine del giorno.

La delusione (verrebbe da dire la frustrazione) era ben evidente da entrambe le parti, anche se i toni usati sono stati diversi. Nella conferenza stampa di chiusura, il caponegoziatore europeo Michel Barnier ha detto chiaramente che non è stato fatto “nessun progresso decisivo sugli argomenti principali”, ma ha anche ammesso che ci sono state discussioni fruttuose, in particolare per quanto riguarda la questione del confine irlandese. Il caponegoziatore britannico David Davis ha, invece, sottolineato quanto la settimana sia stata stressante, ma ha subito aggiunto che si è discusso di molti argomenti, ai quali sarebbe possibile trovare una soluzione se si adottasse un atteggiamento più pragmatico e flessibile.

Il problema è che, quando parla di maggiore flessibilità, David Davis chiede, in realtà, soltanto una cosa, cioè di evitare di discutere in questa fase dei negoziati degli obblighi finanziari del Regno Unito. È questo al momento l’argomento più delicato, sul quale si sono bloccate le trattative sia questo mese sia il mese scorso; ma c’è da dire che la colpa di questa situazione di stallo è del Regno Unito, che continua a rifiutarsi di proporre una propria metodologia per calcolare la cifra da versare all’Unione Europea. Michel Barnier ha, quindi, fatto bene a rispondere a Davis dicendo che, perché ci sia flessibilità, serve che ci siano due proposte sul tavolo e che allora il Regno Unito dovrebbe affrettarsi a chiarire la propria posizione.

Le questioni finanziarie sono, dunque, il punto su cui le posizioni restano più distanti, tanto che, a questo proposito, le discussioni non sono neanche realmente cominciate. Ma il vero problema di questi negoziati è che finora non si è riusciti a trovare un accordo neanche sugli argomenti di cui si è discusso più seriamente.

Per quanto riguarda la questione del confine irlandese, sia Barnier sia Davis hanno parlato di discussioni fruttuose ed entrambi hanno espresso la sincera volontà di trovare una soluzione che eviti il ricrearsi di un confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Eppure, nonostante una convergenza di obiettivi e di visione, una soluzione ancora non sembra a portata di mano, soprattutto a causa delle enormi difficoltà tecniche che la situazione pone.

Nessun accordo decisivo è stata raggiunto neanche per quanto riguarda i diritti dei cittadini europei che già vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che già vivono in un Paese dell’Unione Europea. C’è un’intesa di massima sui risultati che si vogliono raggiungere e durante quest’ultimo incontro sono stati discussi e chiariti alcuni punti più specifici, ma resta lontana anche la chiusura definitiva di questo capitolo.

L’unico punto sul quale sembra si stia per raggiungere un accordo riguarda la suddivisione degli impegni presi in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). L’Organizzazione Mondiale del Commercio prevede infatti che ogni Paese membro si impegni a importare a dazi doganali preferenziali determinate quote di certi prodotti e i Paesi UE hanno fissato questi impegni a livello di Unione Europea, invece che a livello nazionale; ora che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea bisogna stabilire quante delle quote europee passeranno al Regno Unito. Né Michel Barnier né David Davis ne hanno parlato, ma diversi funzionari hanno confermato ai giornalisti che si è giunti vicini a un accordo (che probabilmente sarà ufficializzato nell’incontro del mese prossimo), anche se ancora non si conoscono le cifre esatte.

Come vedete, qualche piccolo passo avanti c’è stato, ma è ancora troppo poco. I trattati europei prevedono che i negoziati per la fuoriuscita di un Paese dall’Unione durino due anni, data che fissa al marzo 2019 il limite per la ratifica di un accordo sulla Brexit. Ma, vista la lentezza alla quale stanno procedendo le trattative, sembra sempre più impossibile rispettare questa scadenza.

Michel Barnier ha detto nuovamente che intende fare di tutto per evitare un’uscita senza accordo, scenario che avrebbe conseguenze gravi per l’Unione Europea e disastrose per il Regno Unito. Ma ormai si deve iniziare a prendere sul serio questa eventualità: il quotidiano britannico The Telegraph addirittura riporta che fonti del Governo britannico parlano di una possibilità su tre di arrivare a questo risultato.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo